venerdì 1 maggio 2020

Perché i concorsi non risolveranno la questione del precariato

Essere insegnanti precari significa formare, educare, collaborare, innovare e sperimentare con un timer puntato. Ogni giugno abbandoniamo ciò che abbiamo costruito con colleghi e alunni in un intero anno scolastico, e in ogni precario è forte la consapevolezza delle limitazioni che l’obbligo di cambiare scuola impone ai suoi interventi educativi. Difficilmente infatti si viene riconfermati nella stessa sede e, anche quando accade, si tratta sempre di una condizione temporanea. Queste condizioni di lavoro, già difficili in tempi non emergenziali, si sono aggravate con l’epidemia di Covid 19: la possibilità di iniziare il prossimo a.s. in modalità DaD con interlocutori nuovi è realmente preoccupante per noi e per tutte le classi che vedono ogni anno cambiare i propri docenti, in barba all’importanza della tanto decantata relazione educativa.


“Funambolo – Splash cut” di Aliatis

La narrazione dominante che vuole dipingere la stabilità come un orpello da nostalgici o la pigra richiesta di individui non flessibili e resistenti al cambiamento, vuole negare che la stabilità è la condizione materiale che permette alle scuole di funzionare come fertili comunità educanti, che sappiano accompagnare a pieno il percorso di crescita dei propri componenti. Si parla degli alunni, ovviamente, ma anche del personale docente. L’innovazione didattica e le pratiche educative si costruiscono nella collaborazione tra insegnanti: un precario ha nove mesi di tempo per collaborare con i suoi colleghi. A fine anno, si chiude tutto e si riparte da zero.
Una scuola sana dovrebbe reggersi su mutamenti ridotti e un fisiologico turn over, ma ormai da anni ai pensionamenti non seguono altrettante stabilizzazioni. Le necessità educative e di istruzione invece restano, e i posti devono essere riempiti. Prendiamo l’esempio della scuola secondaria: dal 2014, è negato ai docenti qualsiasi percorso di accesso al ruolo.

Questi i numeri:
    ● a.s 2019/2020: 150.000 contratti per supplenze annuali, cui si aggiungono le supplenze brevi
    ● stime per l'a.s. 2020/2021: 200.000 contratti per supplenze annuali

Di questi contratti, molti sono assegnati tramite Messe a Disposizione (MaD): persone, laureate e non, chiamate perché si sono trovate nel posto giusto al momento giusto - o per conoscenze giuste - a riempire i vuoti che neanche le graduatorie ad esaurimento e quelle di istituto riescono a colmare. Un substrato precario ancora più instabile e deregolamentato. In questi numeri straordinari, che sono ahinoi l’ordinario, la situazione del sostegno è la più emergenziale.
Nonostante sia l’unico ambito per cui sia stato possibile frequentare dei Corsi formativi di Specializzazione (con ingresso selettivo e a pagamento) il numero degli specializzati resta assolutamente insufficiente rispetto al fabbisogno, e di fatto risulterà impossibile per molti di loro stabilizzarsi, dato che i posti messi a bando sono esigui e anche questo personale già formato dovrà essere sottoposto al quiz-scrematura.

Oltre alla mancanza di continuità, il precariato crea un tipo di docenza di serie B e ulteriori fratture nelle comunità scolastiche. A stesse responsabilità e stessi doveri dei colleghi di ruolo, non corrispondono stessi diritti: niente bonus docente, nessuno scatto di anzianità, nessun giorno di permesso retribuito (partecipare ai concorsi della scuola richiede permessi non retribuiti che interrompono l’anzianità di servizio), ricorso al sussidio di disoccupazione per i mesi senza contratto.

Ci si prospetta adesso un percorso spacciato dallo Stato - concetto ribadito dal Presidente del Consiglio nella conferenza stampa del 26/04 - come occasione e regalo. Due concorsi per un totale di 49000 assunzioni: uno straordinario per chi ha almeno tre anni di servizio nelle scuole statali (che taglia fuori chi ha maturato servizio solo sul sostegno) e uno ordinario aperto a tutti. La logica sottesa alle due procedure viene presentata come meritocratica, utile alla selezione di ottimi docenti della scuola del futuro.
Peccato che quegli stessi docenti sono in gran parte i docenti dell’oggi: circa 60.000 hanno almeno 3 anni di servizio, più di 90.000 hanno già lavorato a scuola. E continueranno a farlo: perché la scuola ne ha bisogno, e dopo essere stati falciati con le modalità più avanti spiegate, torneranno in cattedra a svolgere il loro lavoro. La dignità negata è quindi quella dei docenti a cui non vengono riconosciuti diritti e opportunità, mentre si avanzano loro richieste indistinguibili da quelle fatte ai docenti di ruolo, non ultimo l’impegno nella DaD.

Acquarello di Maddalena Sisto

Principali problematicità delle procedure concorsuali proposte
A fronte di 200.000 cattedre annuali previste per l’a.s. 2020/21, i posti banditi dai concorsi costituiscono 1⁄4 del totale. Finché non si provvederà ad un adeguamento dei posti messi a bando rispetto al reale fabbisogno, esisteranno sempre dei precari di cui lo Stato necessita, ma che molta opinione pubblica e alcuni politici disprezzano.

Stando ai bandi in uscita, la selezione per il personale con servizio prevede un test a risposta multipla (80 domande in 80 minuti) su contenuti disciplinari e metodologie didattiche: programmi estremamente vasti, consultabili sul portale del Ministero. Soltanto chi totalizzerà almeno 56 punti su 80 potrà sostenere le successive prove (lezione simulata e interrogazione con commissione d'esame per conseguire l'abilitazione) e, se avrà titoli e servizi sufficienti a rientrare nel numero di posti messi a bando, ottenere il ruolo. Il superquiz iniziale diventa quindi lo strumento filtro che, con una meccanicità lontana anni luce dalla pratica didattica quotidiana, boccia o promuove la carriera di un insegnante con maturata esperienza e competenze didattiche, non esaminabili tramite questo tipo di prova.

Non si tratta solo della possibilità di ottenere finalmente un contratto stabile: legare il concetto di 'abilitazione' a questa prova-quiz comporta che tutti coloro che la supereranno potranno abilitarsi (senza il diritto all’assunzione) se completeranno il percorso previsto ed inserirsi in una graduatoria con precedenza nell'assegnazione degli incarichi annuali rispetto a chi non possiede l'abilitazione. Per questi ultimi, esclusi da una crocetta, l'unica strada prevista è il concorso ordinario, con le sue tre prove, insieme ai neolaureati. Ricordiamo che anni di precariato significano esistenze che avanzano, vite che provano a strutturarsi e a fissare direzioni, individui che faticano ad essere performanti in situazioni selettive quanto possono esserlo i neolaureati. A tutto ciò si aggiunge adesso l’effetto tossico di mesi di stress, preoccupazioni, dolore e perdite che certamente non costituiscono la cornice ideale per cimentarsi in una gara di memoria a tempo, come è facile dedurre dalla letteratura specialistica in fatto di didattica e valutazione, sulla quale la Ministra ci vuole preparati ma della quale si ostina ad ignorare i precetti quando si tratta di valutare noi.
In sintesi, il Ministero intende delegare a un quiz a risposta multipla da svolgersi in meno di un'ora e mezza la funzione di dividere gli insegnanti precari con servizio che avranno ancora la possibilità di svolgere il proprio lavoro e di ottenere il ruolo, da quelli che invece resteranno tagliati fuori.
L'abisso tra questi criteri e le effettive capacità richieste dalla pratica didattica quotidiana è criticato non solo dai precari con servizio, ma anche dai sindacati, da vari esponenti di maggioranza e opposizione, dallo stesso CSPI, che ha definito i criteri troppo stringenti e la tipologia di prova non adeguata.

In questo contesto, l’unica strada percorribile per non disperdere l’esperienza dei precari e garantire l’effettiva presa di servizio dal primo settembre sarebbe un concorso per titoli e servizio con selezione in uscita, e parallelamente l’aggiornamento delle graduatorie provinciali per l’assegnazione delle altre supplenze.

Ciò nonostante, la Ministra Azzolina e i suoi collaboratori, ciechi e sordi a qualunque richiesta di cambiamento di rotta, rivendicano orgogliosamente la purezza "meritocratica" della loro linea e intendono bandire i concorsi entro la fine di aprile, dando all’opinione pubblica l’illusione che il concorso straordinario, con i suoi numeri risicati, potrà da solo consentire un avvio regolare dell’anno scolastico e la risoluzione dei problemi del precariato. Tuttavia, l’incertezza della condizione sanitaria in cui ci troviamo difficilmente permetterà di realizzare questa cieca marcia a tappe forzate, col risultato che a settembre saremo di nuovo noi, i precari, a tornare nelle aule, reali o virtuali che siano.

domenica 27 gennaio 2019

Comunicato con considerazioni sulla riforma del reclutamento del personale docente


Al Ministro della Pubblica Istruzione Marco Bussetti

Oggetto: considerazioni critiche sulla riforma del reclutamento del personale docente della scuola secondaria contenute nella Legge di Bilancio 2019

Come quelli che l’hanno preceduto, anche il governo attualmente in carica non ha mancato l’occasione di intervenire sulla riforma del reclutamento docenti: la legge di Bilancio 2019, in particolare nell’art.1 dai commi 792 al 795, contiene infatti importanti modifiche alla legge 107/2015 (la cosiddetta Buona Scuola), con riferimento specifico al D.Lgs. 59/2017.
È dalla primavera del 2014 che non esiste un percorso che porti a un’assunzione a tempo indeterminato per i docenti della scuola secondaria e ciò è aggravato dalla constatazione che modifiche così significative non siano state oggetto di una discussione peculiare, ma vengano pensate all’interno della programmazione economica per l’anno appena iniziato.
Ciò è indice del fatto che, ancora una volta, una riforma dell’istruzione è veicolata da aspetti puramente economici denotando, al netto delle retoriche, la mancanza da parte del presente governo di una visione ampia della scuola e dell’educazione.
Tagliare sulla scuola è una scelta e non una necessità.

Nella legge di Bilancio si continua a non affrontare la questione fondamentale e trasversale della stabilizzazione del precariato della scuola italiana, che può avvenire soltanto trasformando l’organico di fatto in organico di diritto. Ancora una volta si dà credito alla visione secondo la quale un docente a tempo determinato costa meno; di conseguenza conviene allo Stato mantenere quanto più possibile una rilevante sacca di precariato.
Di seguito alcune considerazioni in merito ad alcuni aspetti della riforma.

• I docenti precari che hanno maturato tre anni di servizio
Entrando nel merito, risultano degradati più delle altre categorie i precari e le precarie con tre anni di servizio.
Risultava già inaccettabile che il concorso previsto dalla legge 107 fosse selettivo. Adesso la situazione ci sembra oltremodo peggiorativa: attualmente si prevede infatti la sostituzione di un percorso riservato con una procedura di inserimento progressivo dei docenti precari, riservata tuttavia soltanto a una percentuale minima di posti (il 10%) e prevista unicamente per la prima sessione.
Sia la “Buona Scuola” che l’attuale legge di Bilancio non tengono in considerazione la normativa europea 70/1999, secondo la quale dopo tre anni di servizio i lavoratori precari hanno diritto a essere assunti a tempo indeterminato.
Inoltre, ulteriore novità rispetto alla legge 107/2015, dopo la prima tornata concorsuale anche coloro che avranno maturato tre anni di servizio dovranno, al pari di tutti gli altri, possedere i 24 cfu come prerequisito per accedere al concorso.

• Prerequisiti di accesso al concorso
Nonostante i proclami settembrini, il prerequisito del possesso dei 24 cfu nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie didattiche rimane ed è rafforzato: esso infatti sarà necessario per ogni partecipante al concorso e dal secondo ciclo anche per coloro che sono in possesso dei tre anni di servizio.
Ci avevano illuso che l’acquisizione di tali crediti non fosse necessaria, da come si era evinto da una sua intervista, ministro Bussetti, a Repubblica Tv del 12 settembre 2018. Inoltre da mesi le università statali hanno ridotto o chiuso totalmente le procedure di riconoscimento e acquisizione.
Per quanto l'attuale governo si continui a presentare come quello del cambiamento, ha tuttavia confermato la tangente dei 24 cfu pagata da aspiranti e fiduciosi docenti, forse come indennizzo per le università a cui molto altro è stato tagliato?

• Prove d’accesso
Riguardo tale tematica, un forte peggioramento riscontrato è dato dal nuovo limite posto agli aspiranti rispetto alle prove d’accesso: sarà possibile sostenere le prove per un’unica classe di concorso per ordine di scuola. La modifica della legge di Bilancio non tiene conto della riforma delle classi di concorso del 2016 (D.P.R. 19/2016), la quale prevede che la maggior parte dei titoli di laurea si colleghino a più classi di concorso; la nuova norma calpesta quindi il diritto degli aspiranti a partecipare a tutti i concorsi ai quali hanno diritto perché in possesso dei requisiti.
ll diritto a poter concorrere per tutte le classi di concorso per cui ci si è formati viene leso con la motivazione che ciò «comporta una riduzione del costo della procedura concorsuale» (commi 792 e 794 dell’articolo 1 della legge di Bilancio). In un documento in cui ogni intervento appare sostenuto solo da ragioni economiche, anche questa “innovazione” risponde alla medesima filosofia, cioè il risparmio.
Quest’ottica è inaccettabile, considerando il peso che ha la scuola per la crescita socioeconomica del Paese.

• In caso di superamento delle prove
Secondo quanto previsto, i vincitori accederanno all’anno di prova, ma non verrà stilata una graduatoria di idonei non vincitori. Coloro che supereranno le prove, che quindi avranno ottenuto l’abilitazione, ma non avranno vinto un posto, che posizione andranno ad occupare?
È assurdo che non si garantisca un percorso verso l’assunzione per chi ha già dimostrato di avere i requisiti necessari.

• La formazione
Essa è un aspetto pressoché assente nella riforma. Pur continuando a nominare il percorso di reclutamento come “formativo”, non si fa mai nemmeno cenno a nessun tipo di formazione per i docenti che hanno superato il concorso. L’unico aspetto che abbiamo sempre riconosciuto di positivo alla legge 107 era il fatto che prevedesse, dopo la selezione, un percorso di formazione pagata dallo Stato, pur essendo economicamente assolutamente insufficiente. Il decreto attuale segnala solo i tagli, ma non dà risposte su eventuali modalità e processi formativi.
E quali sono le ragioni dell’assenza di un adeguato percorso di formazione?

• L’anno di prova e la titolarità
Si ritiene senza dubbio positivo che dopo l’anno di prova, per il quale è stata ripristinata la possibilità di ripeterlo una seconda volta, si ottenga una titolarità non più su ambito, ma su scuola. Tuttavia non si condivide l’imposizione di un vincolo di quattro anni rispetto alla scuola ottenuta: si crede infatti che tale elemento non solo leda la libertà dei lavoratori e delle lavoratrici, ma non abbia anche alcuna utilità nei fatti, dato che le modalità di trasferimento all’interno del sistema statale sono già regolamentate.
Si afferma che la mobilità dei docenti infici la continuità didattica, dimenticandosi che il fattore principale della mancanza di continuità è il precariato.

• Il sostegno
La trasformazione del percorso di reclutamento basata su ragioni economiche non lascia spazio a un discorso importante e complesso quale la formazione degli insegnanti di sostegno, per cui ci attendiamo un provvedimento chiarificatore in tal senso.
Non si può non ribadire che senza un aumento cospicuo dell’organico di diritto, l’esigenza di garantire un adeguato supporto ai soggetti più fragili non può essere colmata.
Riproporre un percorso di formazione specializzato per gli insegnanti di sostegno può essere di sicuro un aspetto positivo. Tuttavia occorrerebbe pensare a un canale privilegiato per coloro che hanno già ricoperto un incarico nei precedenti anni, considerando l’attuale carenza di organico.
L’altissimo numero di precari che ricoprono posti sul sostegno richiede una pronta risposta in merito alla formazione e all’assunzione di personale docente specializzato.

In sintesi chiediamo:
Una regolarizzazione dei precari che abbiano maturato tre anni di servizio attraverso un concorso riservato non selettivo e che tale diritto sia garantito in maniera continuativa fino alla stabilizzazione di tutti i precari della scuola. Pertanto rivendichiamo che le graduatorie d’istituto di III fascia si trasformino in graduatorie provinciali con l’eliminazione del limite delle 20 scuole e che, una volta maturati tre anni di servizio, si possa accedere al ruolo (sul modello delle attuali Graduatorie ad esaurimento).
Una risposta ai precari va data.

Coordinamento dei precari e delle precarie della scuola di Bologna

lunedì 16 luglio 2018

NASpI subito



A quasi due settimane dall’incontro del Coordinamento Precari/ie con l’INPS di Bologna, torniamo a denunciare la situazione dei/delle docenti che, dopo una supplenza a scuola, si sono visti negare il sussidio di disoccupazione (NASPI) al quale avrebbero diritto. Il motivo? Il Ministero delle Finanze non ha ancora trasmesso comunicazione dei contributi previdenziali all’INPS. 
La settimana scorsa, abbiamo ottenuto dall’INPS di Bologna una procedura più semplice per gestire le domande di NASPI provenienti dai docenti precari: una procedura che tiene in sospeso le domande, in attesa dell’aggiornamento della situazione contributiva dei docenti, ma che non garantisce l’erogazione immediata del sussidio. Intanto, il servizio Noi-PA e la Ragioneria territoriale dello Stato continuano a rimpallare la responsabilità sull’INPS, che a sua volta ribadisce di non potere (o volere?) versare la NASPI senza la trasmissione per via telematica dei contributi. 

L'INPS aveva dichiarato nelle scorse settimane che sarebbe stata diramata una circolare a tutti gli uffici periferici affinché, in caso di dubbi sulle singole domande NASPI, venisse accettata la documentazione presentata dai lavoratori (contratto e cedolini). Attualmente gli uffici territoriali non sembrano aver recepito o ricevuto tale circolare interna.

In tutto questo, l’Ufficio Scolastico, che rappresenta sul territorio il nostro datore di lavoro, rimane in silenzio. Abbiamo chiesto più volte un incontro al Direttore dell’Ufficio scolastico regionale, dott. Versari, senza ricevere risposta. 

Per questo saremo in presidio mercoledì 18 luglio a partire dalle ore 9 sotto la sede dell’Ufficio Scolastico Regionale in via dei Castagnoli 1. 

Chiediamo a Versari di incontrarci e darci delle risposte rispetto a questa grave situazione.
Le lungaggini burocratiche o i problemi tecnici nelle comunicazioni tra uffici pubblici non possono privarci dei nostri diritti. Gli Uffici Scolastici Provinciale e Regionale si adoperino perché il MEF sblocchi subito la situazione e perché l’INPS versi la NASPI a chi ne ha diritto, in tempi brevi.

Cobas Scuola Bologna, Coordinamento Precari/ie Scuola Bologna, USB Scuola Bologna

giovedì 5 luglio 2018

UN PRIMO PASSO AVANTI PER LA NASPI DEI/DELLE SUPPLENTI

La nostra mobilitazione dal basso di stamattina porta ad una prima risposta da parte dell'INPS!
Non deleghiamo e non ci fermiamo, #naspisubito
UN PRIMO PASSO AVANTI PER LA NASPI DEI/DELLE SUPPLENTI

Oggi abbiamo tenuto un’azione comunicativa sotto la sede dell’INPS di Bologna per denunciare il problema, finora rimasto sotto silenzio, dei contributi previdenziali “spariti” e della NASPI rifiutata per i precari e le precarie della scuola. Grazie alla nostra mobilitazione, abbiamo ottenuto una prima risposta dalla Direzione Provinciale dell’INPS di Bologna. Siamo infatti riuscite ad incontrare la Direttrice Emanuela Zambataro e il suo staff.

L’INPS ci ha confermato che i contributi sono stati versati, ma che è mancata da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze la trasmissione di una comunicazione che permetta di “agganciare” questi fondi ai codici fiscali dei singoli lavoratori.
Accogliendo le nostre istanze, l’ufficio di Bologna ha trovato una provvisoria soluzione per gestire le domande di NASPI provenienti dai precari e dalle precarie della scuola:
• Per chi lavora a scuola da poco tempo e, dai dati che risultano nell’”estratto conto contributivo” (area riservata del sito INPS), non ha contributi sufficienti per l’erogazione della NASPI:
La domanda di NASPI verrà comunque accolta, con una liquidazione provvisoria di un giorno; l’INPS provvederà al riesame d’ufficio delle domande, man mano che i contributi verranno trasmessi dal MEF.
• Per chi ha già visto la sua domanda respinta:
La domanda verrà di nuovo esaminata e accolta, come sopra.
• Per chi già visualizza una parte dei contributi sufficiente, anche se non tutti quelli dovuti fino a giugno:
La prestazione verrà erogata, per il momento sulla base dei contributi già trasmessi; si procederà, anche in questo caso, al riesame d’ufficio man mano che i contributi del periodo gennaio- giugno verranno trasmessi.
Oggi, grazie alla nostra mobilitazione come Coordinamento Precari/ie, abbiamo ottenuto un primo passo in avanti, perché le domande di NASPI dei/delle supplenti non verranno più rifiutate e viene predisposta una modalità chiara per gestire le domande. “Riesame d’ufficio” vuol dire che i docenti non dovranno, come invece si prospettava, occuparsi di presentare il riesame ogni volta che i contributi verranno aggiornati. Il riesame avverrà in modo automatico.
Adesso però non ci fermiamo. Chiediamo agli Uffici Scolastici Provinciali di Bologna e Modena e all’Ufficio Scolastico Regionale, che rappresentano il nostro datore di lavoro sul territorio, di adoperarsi perché il MEF sblocchi al più presto la situazione. Rinnoviamo la richiesta di incontrare il Dirigente dell’USR Versari per avere risposte in merito.
Nessun problema informatico o di comunicazione tra enti deve privare i lavoratori e le lavoratrici dei propri diritti.
NASPI subito per i precari e le precarie della scuola!

Report dell’ incontro con la dirigente dell’USP di Modena Silvia Menabue del 5/7/2018


Convocazioni unitarie per l’a.s. 2018/19.
Non dare nulla per scontato e pensare tutto come migliorabile.
Report dell’ incontro con la dirigente dell’USP di Modena Silvia Menabue e considerazioni in merito.
Giovedì 5 luglio abbiamo incontrato la dirigente dell’USP di Modena Silvia Menabue e la funzionaria Maria Teresa Figliomeni, che si occupa della questione delle convocazioni da Graduatorie d’Istituto.
Hanno ribadito la volontà di riproporre la modalità del ‘tavolone unico’ per il prossimo anno scolastico, sostenendone la bontà e affermando di aver combattuto contro certe resistenze e contro il tempo per adottarlo come strumento di convocazione.
Abbiamo consegnato loro il nostro comunicato che metteva in luce i punti critici rilevati lo scorso anno e conteneva delle proposte migliorative in base alla nostra esperienza di docenti precari/ie.
Rispetto alle criticità sollevate hanno affermato di condividere la nostra linea e che l’esigenza nonché la volontà di seguire il cronogramma dato e di far iniziare l’anno scolastico in tempo sono stati i fattori che hanno prodotto le falle rilevate.
In particolare:
1. Il mancato avviso via mail alle e agli aspiranti docenti è stato causato da un problema a livello centrale: il blocco del sistema ‘Vivifacile’, che dovrebbe “migliorare l’efficienza operativa interna delle amministrazioni” e il cui mancato funzionamento, invece, ha avuto come conseguenza che molte/i aspiranti docenti non venissero a conoscenza delle convocazioni. La funzionaria nostra interlocutrice ha affermato che, se gli stessi problemi dovessero ripresentarsi a settembre 2018, la volontà è quella di far saltare tutto il meccanismo.
2. Hanno accettato la proposta di mettere a disposizione, prima delle convocazioni sul sito dell’USP e durante le stesse mediante proiezione o affissione in bacheche, una lista completa di tutte le cattedre e gli spezzoni orari disponibili fino al momento della pubblicazione.
3. Alla richiesta di convocare tutta la III fascia hanno opposto problemi di gestione dei grandi numeri; problemi che sarebbero però risolvibili avendo il tempo necessario per convocare a spezzoni le graduatorie.
4. Alla richiesta di utilizzare anche per i posti su sostegno la convocazione unitaria, hanno risposto che essa risulta difficilmente praticabile perché trattasi di graduatorie incrociate e divise per ambiti; tuttavia, anche per questo punto, la soluzione risiede nella messa a punto di un applicativo informatico dedicato, che necessita soltanto di una volontà politica che spinga in questa direzione.
5. Come per il sostegno, anche la convocazione unitaria per Infanzia e Primaria risulta difficilmente praticabile per la mancanza di un applicativo informatico che riesca a gestire docenti iscritti alle graduatori d’istituto con o senza riserva.
6. Alla nostra richiesta che sia l’USP a prendere totalmente in carico la questione, ci è stato garantito che l’impegno profuso lo scorso anno e quello messo in campo per il prossimo è stato massimo e che, se le convocazioni a Modena si sono svolte e si sono svolte in tempo per fare iniziare l’anno quasi in regola, lo si deve alla volontà della Dirigenza dell’USP provinciale che ha dovuto affrontare la resistenza di più soggetti - alcuni ambiti territoriali e Dirigenti scolastici; quei sindacati con cui si è seduta ai tavoli – e degli ostacoli concreti - la mole di lavoro chi gli Uffici devono affrontare ogni estate e che l’anno scorso è stata particolarmente gravosa; la mancanza di una formalizzazione di tale modalità che lascia agli USP la responsabilità di svolgere operazioni che non sono di loro competenza, dal punto di vista legislativo.
Ribadiamo che le convocazioni unitarie ci sembrano lo strumento più giusto per l’assegnazione delle supplenze e che esse rendono dignità e diritti in questa occasione ai/alle docenti, ma anche alle classi e alle scuole in toto.
Quali le nostri considerazioni?
• E’ ancora più chiaro, dopo tale incontro, quanto la scelta di utilizzare il metodo delle convocazioni unitarie sia frutto di una volontà politica che necessita di essere formalizzata per diventare prassi generale e sottrarsi alla discrezionalità degli uffici e dei soggetti in ballo. Bisogna chiedere agli Uffici Scolastici Regionali di assumersi delle responsabilità a livello formale, che permettano agli Uffici territoriali di lavorare liberamente e nel migliore dei modi, e al Ministero di intervenire affinché tale prassi diventi quella ufficiale.
• Ancora una volta, ci scontriamo con una burocrazia che trova nell’informatizzazione (non adeguata) un ostacolo (se non una giustificazione) invece che un aiuto. Parallelamente siamo bombardati da una propaganda centrale e periferica che inneggia all’onnipotenza del digitale e che bacchetta chi vede in esso un possibile aiuto e strumento a disposizione più che una soluzione a tutti i mali della scuola. Prima di imporci l’utilizzo dei cellulari in classe perché strumento didattico imprescindibile, ci si potrebbe concentrare sull’implementazione degli strumenti informatici che servono all’amministrazione per gestire al meglio situazioni come la suddetta.
• Una gestione corretta e adeguata nei tempi delle operazioni relative alle convocazioni non può prescindere dall’affrontare un problema fondamentale: l’adeguamento dell’organico del personale amministrativo che negli anni è diventato sempre più precario e sottonumerario, rivelandosi una categoria ancora più bistrattata rispetto a quella docente.
• Lampante infine la constatazione che la gestione delle convocazioni risulta tanto difficoltosa per una questione alla base: l’elevatissimo numero di precari/ie derivante dal mancato adeguamento dell’ organico di diritto al reale fabbisogno dell’istituzione scuola.
Che fare?
Impegnarsi in prima persona per far valere i propri diritti, che passano anche dalla gestione di questi momenti importanti come l’assegnazione delle supplenze, è fondamentale per evitare che sulle nostre spalle si giochino interessi che nulla hanno a che fare con le nostre esistenze e per opporsi a visioni che non sono frutto di esperienze dirette della scuola e della vita precaria.
Bisogna continuare a monitorare la questione e non delegare ad altri ciò che ci riguarda. Bisogna soprattutto esserci, in carne ed ossa e non solo dietro a uno schermo.
Coordinamento Precari/ie Scuola Modena

sabato 23 giugno 2018

24 cfu: preparati a cosa? Retorica e pratica del prerequisito ingiusto.

24 cfu: preparati a cosa? Retorica e pratica del prerequisito ingiusto.


In altri Atenei si organizzano già da mesi, e anche ieri a Bologna si è conclusa la prima tornata degli appelli per il recupero dei 24 cfu necessari all'accesso al concorso che disciplinerà a sua volta l'accesso al percorso FIT. Tra antropologia, psicologia, pedagogia e metodologie didattiche, le aule di via della Beverara hanno "accolto" centinaia e centinaia di possibili fittini (una media di 80 per aula, su almeno 5 aule), con desk di accettazione, griglie nominali per le risposte che verranno corrette da un lettore ottico, pennarelli neri "non manomissibili", un personale di sorveglianza particolarmente severo. Si insiste sulla rigidità e sul rispetto di un protocollo che certifichi la serietà della prova per sopperire all’evidente difficoltà nel gestire un altissimo numero di partecipanti e l’insicurezza di una preparazione messa su alla meglio in pochi mesi. Già, perché quasi tutti gli aspiranti docenti (circa 9000 hanno chiesto riconoscimento solo a Bologna) si sono dovuti in fretta e furia adeguare a questo requisito, posto meno di un anno fa, come retroattiva condizione di partecipazione al futuro concorso. Requisiti su cui abbiamo già espresso la nostra contrarietà in quanto iniqui, onerosi e a carattere retroattivi e che, ricordiamo, saranno successivamente oggetti e contenuti di una lunga e sottopagata formazione triennale. L'appalto della creazione dei questionari, o test oggettivi di profitto, a una società esterna non fa che confermare il carattere nozionistico, mnemonico, a-critico e a-problematico della formazione che il Miur, e in questo caso l'Unibo, pare abbiano intenzione di offrirci e che ci stanno già offrendo, ma sarebbe forse meglio dire a cui ci stanno sottoponendo. Lo diciamo da mesi: non siamo state soddisfatte del modo in cui l'Unibo ha organizzato la fase di riconoscimento dei crediti pregressi, della discrezionalità e della totale assenza di trasparenza che l'ha caratterizzata; non ci è piaciuto il modo in cui sono state programmate e successivamente realizzate le lezioni, spesso acritiche, superficiali, ripetitive e improvvisate nei loro contenuti (data l'assenza ancora ad oggi di un decreto che espliciti e chiarifichi le modalità e contenuti della seconda prova concorsuale), non certo degne insomma della "didattica di qualità" di cui ultimamente tanto ci si riempie la bocca sull'onda della retorica della Buona Scuola. Non siamo soddisfatte ora, alla prova degli esami di certificazione di profitto, di prove nozionistiche e riduttive, che nulla hanno a che fare con il tipo di professionalità docente che vogliamo e immaginiamo. Credevamo fosse inutile e sbagliata, oltre che ingiusta, l'obbligatorietà di ulteriori prerequisiti - richiesti oltretutto a persone che spesso già lavorano nel mondo della scuola da precari e da precarie - su discipline e contenuti che saranno oggetto di triennale formazione. Ne abbiamo avuto conferma oggi: se la motivazione profonda dei 24 cfu era la preparazione dei candidati e delle candidate al secondo scritto della futura prova concorsuale, nutriamo veramente molti dubbi sul fatto che questi esami, nozionistici e mnemonici, abbiano adempiuto al loro alto e degno scopo di prepararci alla buona realizzazione di quella "performance".

Ma non è che l'inizio. Buoni esami a tutte e tutti.

giovedì 19 aprile 2018

Lettera sui corsi 24 Cfu - assemblea sul Fit

All’attenzione del Magnifico Rettore Prof. Francesco Ubertini 
All’attenzione della responsabile Aform Angela Negrini 
All’attenzione della Direttrice del Dipartimento di Scienze dell'Educazione, Prof.ssa Roberta Caldin 
All’attenzione della Coordinatrice del Corso di Laurea in Educatore nei servizi per l'infanzia Lucia Balduzzi 

La gestione dei percorsi di riconoscimento e acquisizione dei 24 CFU necessari come prerequisito di accesso al FIT promossa dall’Unibo ha presentato e continua a presentare numerose problematicità che pesano in maniera significativa sulle e sugli interessati senza garantire le condizioni di trasparenza ed equità necessarie. 
Le fasi di questo percorso sono state scandite da informazioni lacunose, continue rettifiche sulle tempistiche, lunghi periodi di attesa periodicamente interrotti da scadenze pubblicate, spesso, con soli pochi giorni di anticipo. Tali condizioni non hanno garantito alle e agli iscritti di affrontare tale percorso con le dovute informazioni, dipingendo, d’altra parte, una situazione di costante emergenza del tutto ingiustificata. Le pubblicazioni dei primi riconoscimenti, avvenute nel corso delle ultime settimane, mancano di spiegazioni che permettano di capirne pienamente i criteri, motivo per cui molte e molti di noi si sono trovati a dover chiedere chiarimenti. L’arbitrarietà che la procedura di riconoscimento lasciava prevedere fin dall’inizio, si trova purtroppo ad essere confermata: la valutazione dei medesimi esami ha trovato, ad esempio, in altri atenei, esiti diversi da quelli sanciti dall’Unibo. 
Questo è inaccettabile perché va a creare situazioni di disparità tra coloro che accederanno al concorso. 
Alla data attuale, inoltre, le operazioni di riconoscimento non sono state ancora concluse, né esiste una scadenza entro cui ne sia previsto il termine. Allo stesso tempo si è tuttavia conclusa la prima finestra dedicata alla compilazione del piano di studi: molti si sono trovati e si troveranno dunque nella grottesca situazione di presentare un piano di esami senza sapere quanti e quali crediti debbano effettivamente conseguire. 
Non solo ci troviamo a dover attendere a un requisito che più volte abbiamo avuto modo di definire ingiusto (in quanto retroattivo e a pagamento), iniquo (per i margini di discrezionalità ai quali si presta il processo di riconoscimento dei crediti già acquisiti) e superfluo (dato che è previsto un percorso di reclutamento formativo lungo 3 anni), ma ci troviamo a doverlo fare secondo modalità confuse e arbitrarie e con un’offerta formativa si è dimostrata di scarsa qualità, acritica e nozionistica. 

Al fine di permettere alle e agli iscritti di comprendere pienamente la propria situazione e progettare le proprie scelte, chiediamo pertanto che: 
1) vengano pubblicate le liste degli esami effettivamente riconosciuti; 
2) vengano ulteriormente esplicitati i criteri di valutazione e le motivazioni che hanno portato alla mancanza di riconoscimento dei singoli esami; 
3) siano specificate modalità per cui sia continuamente possibile accedere alle procedure di riconoscimento fino alla data del bando del FIT; 
4) i crediti acquisiti nel percorso 24 CFU siano conteggiati ai fini dell’accesso al Diritto allo studio (fruizione delle borse di studio Er-go). Più volte i rappresentanti dell’Università hanno affermato che le difficoltà organizzative non fossero da imputare ad altro se non alla condizione di profonda inadeguatezza determinata dall’emanazione del DM 616/2017, senza un adeguato accompagnamento esplicativo della norma e delle tempistiche legate al prossimo concorso FIT. Quali che fossero le motivazioni che hanno portato ai ritardi e al caos verificatisi (da imputare alla condizione di profonda inadeguatezza determinata dall’emanazione del DM 616/2017, come affermato dai rappresentanti stessi dell’Università, o derivanti da problemi di gestione dell’Ateneo stesso) a farne le spese sono stati sempre e comunque le destinatarie e i destinatari del FIT. 

Chiediamo quindi che l’Ateneo di Bologna e gli altri atenei italiani contribuiscano a agevolare quanto più possibile le situazioni di coloro che, in mancanza di un percorso di reclutamento docenti già dal 2014, stanno provando ad accedere all’insegnamento e senza alcuna responsabilità si trovano adesso a dover rispondere ad un requisito d’accesso che non era previsto nel corso della formazione ordinaria, e si trovano a farlo magari lavorando, spesso già a scuola, come insegnanti precarie e precari. 

Coordinamento precari/-ie della scuola Bologna e partecipanti all’assemblea sul FIT organizzata da: CPS Bologna 
Noi Restiamo 
Cobas scuola Bologna 
Usb scuola Bologna

mercoledì 28 febbraio 2018

Il caos dei corsi pre-FIT


ciao

lunedì 19 febbraio 2018

La scuola delle elezioni!

Puntata ricca, in cui cerchiamo di fare il punto su diverse questioni relative al mondo della scuola. Nelle ultime settimane il dibattito sulle pagine del Coordinamento precari/e della scuola di Bologna è stato piuttosto vivo: sono iniziate, in mezzo al caos le lezioni organizzate dall’Università di Bologna per il conseguimento dei 24 cfu utili alla partecipazione del nuovo concorso per docenti FIT. Come era legittimo aspettarsi, i corsi sono strapieni perché tante sono state le iscrizioni e pochi sono le disponibilità dell’università per ospitare un corso messo su di fretta e furia, che come precisano dalla stessa Università per bocca di Luigi Guerra, il pedagogista che sta dietro al farraginoso progetto della formazione dei docenti, non produrrà che il 5% di possibili futuri insegnanti.
I sindacati confederali hanno apposto la loro firma sulla bozza di quello che dovrebbe essere il nuovo contratto collettivo nazionale degli insegnanti, facendo seguito ad un primo incontro che c’era stato il 30 novembre del 2017 fra i sindacati e il ministero della funzione pubblica. Cosa emerge da questa bozza? Aumenti di circa 85 euro mensili in busta paga che poi saranno circa una cinquantina netti (si fa riferimento alle prime bozze comunque): bella soddisfazione per un contratto collettivo che non era stato aggiornato dal 2007. In molti l’hanno definito un contratto elettorale: un contratto, insomma, buono soltanto per il governo per portare a casa il risultato nominale di aver aggiornato che era bloccato da quasi dieci anni. L’impiego di risorse è veramente poco impegnativo: i 70 milioni di euro previsti per l’adeguamento della busta paga, provengono dai 200 milioni di euro che erano già stati mobilitati per il bonus premiale dei docenti previsti dalla Buona scuola. “non ci sono stati aggravamenti in termini di orario e di carico di lavoro”, presentano i confederali come un successo. La realtà dei fatti è ben diversa, visto che rimangono non conteggiati i sempre più numerosi impegni pomeridiani, che sicuramente non trovano un corrispettivo in questo aumento. Il fatto che questo seppur minino aumento sia stato dato in maniera egalitaria ha fatto comunque gridare allo scandalo da parte del mondo dei dirigenti scolastici e di certa stampa.
Qui altri approfondimenti http://www.flcgil.it/rassegna-stampa/
Il 23 febbraio USB, Unicobas CUB e naturalmente anche i Cobas hanno indetto uno sciopero con manifestazione nazionale a Roma di fronte al MIUR per protestare contro questa riforma contrattuale firmato come i ladri di notte a Pisa dice il comunicato dei Cobas. Chi sono i ladri di Pisa? Quelli che di giorno vanno insieme a rubare e di giorno fanno finta di litigare. Lo sciopero che era stato indetto per proseguire la vertenza dei diplomati magistrali , diventa l’occasione per contrare tutte le lotte che ci sono all’interno della scuola e per protestare contro il nuovo contratto nazionale.
Siamo andati a spulciare i programmi elettorali per vedere cosa dicono i partiti di scuola e cosa promettono. Occorre però fare due premesse. La scuola spesso compare diciamo perché deve comparire nulla di più: altri sono i temi che distraggono i grandi partiti, per cui sulla scuola non si registrano note di grande interesse e innovazione. La seconda premessa, che si intreccia fortemente con la prima, è che i programmi, perlomeno dei grandi partiti, non danno grandi innovazioni anche perché l’idea di scuola che hanno alla base è sostanzialmente la stessa: i governi di centro sinistra, di centrodestra e di centro che si sono alternati negli ultimi anni non hanno fatto altro che riconfermare quanto organizzato dai precedenti, in termini di riduzione del bagaglio di conoscenze che si possono maturare all0inetrno del percorso formativo e di trasformazione della scuola in palestra per il mercato del lavoro e in buona sintesi della precarietà: Moratti ha ripreso la riforma Berlinguer, il cacciavite di Fioroni ha messo un po’ di disordine cercando di riordinare gli assi culturali, la Gelimini ha creato le basi della buona scuola e la Fedeli ha istituzionalizzato l’alternanza scuola lavoro.
Quello che possiamo dire è che, molto sinteticamente, se alcuni vogliono mantenere l’impianto della Buona scuola, ci sono delle forze politiche che vogliono metterla in discussione LiBeri e Uguali, Potere al Popolo e Movimento 5 stelle. Al di là di questo aspetto non sono molti i nodi in cui si aprano dei terreni di scontro: 1) il personale: ovvero come trattare, reclutare e formare i docenti (attenzione  poi: naturalmente la questione del personale ATA spesso viene lasciata da parte); 2) l’alternanza scuola-lavoro e il valore da assegnare alla cultura tecnica; 3) la gratuità delle scuole, ovvero l’eliminazione del contributo volontario per le famiglie; questione questa molto sentita in particolare per la fascia 0-6.


martedì 30 gennaio 2018

24 CFU all'UNIBO

I corsi per recuperare i 24 cfu all’Unibo iniziano questa settimana. L’Unibo ne ha dato annuncio venerdì e ha dato tempo da stamattina fino a mercoledì per prenotarsi a chi voglia frequentare le lezioni.
Oggi abbiamo scritto al prof. Guerra, Direttore del Dipartimento di scienze dell’Educazione, con il quale ci eravamo già incontrati/e in novembre per discutere dell’organizzazione dei corsi per i 24 cfu, per far presente alcuni punti critici riguardo alle tempistiche e alle informazioni lacunose.
1. È inaccettabile che ci venga richiesto di prenotare la frequenza ai corsi, quando l'operazione del riconoscimento dei crediti già acquisiti non si è ancora conclusa: come possiamo scegliere i corsi senza sapere quanti e quali crediti dobbiamo recuperare?
2. Non è stato possibile visionare i programmi dei corsi con un anticipo congruo, come avviene normalmente con i corsi ordinari.
3. Le fasce orarie e i giorni in cui si svolgeranno le lezioni rendono difficile la frequenza ai/alle molti/e che lavorano, spesso con incarichi precari nella scuola. Nel corso dell’incontro di novembre, Guerra ci aveva invece garantito orari conciliabili (fascia pomeridiana/serale oppure sabato). Un’ ulteriore misura utile pensando a chi lavora sarebbe assicurare la massima disponibilità dei docenti dei corsi a supportare i non frequentanti: fornendo dispense, consigliando buoni manuali, essendo disponibili per domande, chiarimenti ecc.
4. Il lasso di tempo minimo previsto: a. tra la pubblicazione dell'avviso e l'apertura delle prenotazioni (meno di 3 giorni) b. per potersi prenotare ai corsi (meno di 3 giorni) c. tra la chiusura delle prenotazioni e l'inizio delle lezioni (9 ore rispetto alla prima fascia oraria dedicata all'ambito pedagogico), costituisce un problema reale rispetto al diritto degli e delle immatricolati/e ad essere informati/e e a scegliere consapevolmente quali corsi frequentare.
Essere informati per tempo e messi in condizione di frequentare i corsi non solo è un diritto di chi si immatricola all’università, ma è ancora più importante se si pensa che la seconda prova del concorso verterà sugli ambiti dei 24 CFU. Impedire alla gran parte degli iscritti di seguire le lezioni per questioni logistiche può significare creare le premesse per un gran numero di bocciati alla seconda prova, creare delle disparità in partenza. Anche questo ci sembra inaccettabile.
Perché questa fretta e le informazioni lacunose, quando il contesto politico nazionale non fa presagire decreti e bandi imminenti?

24 CFU caos. Università in ritardo sulla valutazione dei crediti già acquisiti, docenti costretti ad iscriversi ai corsi
24 CFU, troppi dubbi e perplessità sull’attivazione dei corsi