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23 giugno 2018

24 cfu: preparati a cosa? Retorica e pratica del prerequisito ingiusto.

24 cfu: preparati a cosa? Retorica e pratica del prerequisito ingiusto.


In altri Atenei si organizzano già da mesi, e anche ieri a Bologna si è conclusa la prima tornata degli appelli per il recupero dei 24 cfu necessari all'accesso al concorso che disciplinerà a sua volta l'accesso al percorso FIT. Tra antropologia, psicologia, pedagogia e metodologie didattiche, le aule di via della Beverara hanno "accolto" centinaia e centinaia di possibili fittini (una media di 80 per aula, su almeno 5 aule), con desk di accettazione, griglie nominali per le risposte che verranno corrette da un lettore ottico, pennarelli neri "non manomissibili", un personale di sorveglianza particolarmente severo. Si insiste sulla rigidità e sul rispetto di un protocollo che certifichi la serietà della prova per sopperire all’evidente difficoltà nel gestire un altissimo numero di partecipanti e l’insicurezza di una preparazione messa su alla meglio in pochi mesi. Già, perché quasi tutti gli aspiranti docenti (circa 9000 hanno chiesto riconoscimento solo a Bologna) si sono dovuti in fretta e furia adeguare a questo requisito, posto meno di un anno fa, come retroattiva condizione di partecipazione al futuro concorso. Requisiti su cui abbiamo già espresso la nostra contrarietà in quanto iniqui, onerosi e a carattere retroattivi e che, ricordiamo, saranno successivamente oggetti e contenuti di una lunga e sottopagata formazione triennale. L'appalto della creazione dei questionari, o test oggettivi di profitto, a una società esterna non fa che confermare il carattere nozionistico, mnemonico, a-critico e a-problematico della formazione che il Miur, e in questo caso l'Unibo, pare abbiano intenzione di offrirci e che ci stanno già offrendo, ma sarebbe forse meglio dire a cui ci stanno sottoponendo. Lo diciamo da mesi: non siamo state soddisfatte del modo in cui l'Unibo ha organizzato la fase di riconoscimento dei crediti pregressi, della discrezionalità e della totale assenza di trasparenza che l'ha caratterizzata; non ci è piaciuto il modo in cui sono state programmate e successivamente realizzate le lezioni, spesso acritiche, superficiali, ripetitive e improvvisate nei loro contenuti (data l'assenza ancora ad oggi di un decreto che espliciti e chiarifichi le modalità e contenuti della seconda prova concorsuale), non certo degne insomma della "didattica di qualità" di cui ultimamente tanto ci si riempie la bocca sull'onda della retorica della Buona Scuola. Non siamo soddisfatte ora, alla prova degli esami di certificazione di profitto, di prove nozionistiche e riduttive, che nulla hanno a che fare con il tipo di professionalità docente che vogliamo e immaginiamo. Credevamo fosse inutile e sbagliata, oltre che ingiusta, l'obbligatorietà di ulteriori prerequisiti - richiesti oltretutto a persone che spesso già lavorano nel mondo della scuola da precari e da precarie - su discipline e contenuti che saranno oggetto di triennale formazione. Ne abbiamo avuto conferma oggi: se la motivazione profonda dei 24 cfu era la preparazione dei candidati e delle candidate al secondo scritto della futura prova concorsuale, nutriamo veramente molti dubbi sul fatto che questi esami, nozionistici e mnemonici, abbiano adempiuto al loro alto e degno scopo di prepararci alla buona realizzazione di quella "performance".

Ma non è che l'inizio. Buoni esami a tutte e tutti.

19 aprile 2018

Lettera sui corsi 24 Cfu - assemblea sul Fit

All’attenzione del Magnifico Rettore Prof. Francesco Ubertini 
All’attenzione della responsabile Aform Angela Negrini 
All’attenzione della Direttrice del Dipartimento di Scienze dell'Educazione, Prof.ssa Roberta Caldin 
All’attenzione della Coordinatrice del Corso di Laurea in Educatore nei servizi per l'infanzia Lucia Balduzzi 

La gestione dei percorsi di riconoscimento e acquisizione dei 24 CFU necessari come prerequisito di accesso al FIT promossa dall’Unibo ha presentato e continua a presentare numerose problematicità che pesano in maniera significativa sulle e sugli interessati senza garantire le condizioni di trasparenza ed equità necessarie. 
Le fasi di questo percorso sono state scandite da informazioni lacunose, continue rettifiche sulle tempistiche, lunghi periodi di attesa periodicamente interrotti da scadenze pubblicate, spesso, con soli pochi giorni di anticipo. Tali condizioni non hanno garantito alle e agli iscritti di affrontare tale percorso con le dovute informazioni, dipingendo, d’altra parte, una situazione di costante emergenza del tutto ingiustificata. Le pubblicazioni dei primi riconoscimenti, avvenute nel corso delle ultime settimane, mancano di spiegazioni che permettano di capirne pienamente i criteri, motivo per cui molte e molti di noi si sono trovati a dover chiedere chiarimenti. L’arbitrarietà che la procedura di riconoscimento lasciava prevedere fin dall’inizio, si trova purtroppo ad essere confermata: la valutazione dei medesimi esami ha trovato, ad esempio, in altri atenei, esiti diversi da quelli sanciti dall’Unibo. 
Questo è inaccettabile perché va a creare situazioni di disparità tra coloro che accederanno al concorso. 
Alla data attuale, inoltre, le operazioni di riconoscimento non sono state ancora concluse, né esiste una scadenza entro cui ne sia previsto il termine. Allo stesso tempo si è tuttavia conclusa la prima finestra dedicata alla compilazione del piano di studi: molti si sono trovati e si troveranno dunque nella grottesca situazione di presentare un piano di esami senza sapere quanti e quali crediti debbano effettivamente conseguire. 
Non solo ci troviamo a dover attendere a un requisito che più volte abbiamo avuto modo di definire ingiusto (in quanto retroattivo e a pagamento), iniquo (per i margini di discrezionalità ai quali si presta il processo di riconoscimento dei crediti già acquisiti) e superfluo (dato che è previsto un percorso di reclutamento formativo lungo 3 anni), ma ci troviamo a doverlo fare secondo modalità confuse e arbitrarie e con un’offerta formativa si è dimostrata di scarsa qualità, acritica e nozionistica. 

Al fine di permettere alle e agli iscritti di comprendere pienamente la propria situazione e progettare le proprie scelte, chiediamo pertanto che: 
1) vengano pubblicate le liste degli esami effettivamente riconosciuti; 
2) vengano ulteriormente esplicitati i criteri di valutazione e le motivazioni che hanno portato alla mancanza di riconoscimento dei singoli esami; 
3) siano specificate modalità per cui sia continuamente possibile accedere alle procedure di riconoscimento fino alla data del bando del FIT; 
4) i crediti acquisiti nel percorso 24 CFU siano conteggiati ai fini dell’accesso al Diritto allo studio (fruizione delle borse di studio Er-go). Più volte i rappresentanti dell’Università hanno affermato che le difficoltà organizzative non fossero da imputare ad altro se non alla condizione di profonda inadeguatezza determinata dall’emanazione del DM 616/2017, senza un adeguato accompagnamento esplicativo della norma e delle tempistiche legate al prossimo concorso FIT. Quali che fossero le motivazioni che hanno portato ai ritardi e al caos verificatisi (da imputare alla condizione di profonda inadeguatezza determinata dall’emanazione del DM 616/2017, come affermato dai rappresentanti stessi dell’Università, o derivanti da problemi di gestione dell’Ateneo stesso) a farne le spese sono stati sempre e comunque le destinatarie e i destinatari del FIT. 

Chiediamo quindi che l’Ateneo di Bologna e gli altri atenei italiani contribuiscano a agevolare quanto più possibile le situazioni di coloro che, in mancanza di un percorso di reclutamento docenti già dal 2014, stanno provando ad accedere all’insegnamento e senza alcuna responsabilità si trovano adesso a dover rispondere ad un requisito d’accesso che non era previsto nel corso della formazione ordinaria, e si trovano a farlo magari lavorando, spesso già a scuola, come insegnanti precarie e precari. 

Coordinamento precari/-ie della scuola Bologna e partecipanti all’assemblea sul FIT organizzata da: CPS Bologna 
Noi Restiamo 
Cobas scuola Bologna 
Usb scuola Bologna

28 febbraio 2018

Il caos dei corsi pre-FIT


ciao

30 gennaio 2018

24 CFU all'UNIBO

I corsi per recuperare i 24 cfu all’Unibo iniziano questa settimana. L’Unibo ne ha dato annuncio venerdì e ha dato tempo da stamattina fino a mercoledì per prenotarsi a chi voglia frequentare le lezioni.
Oggi abbiamo scritto al prof. Guerra, Direttore del Dipartimento di scienze dell’Educazione, con il quale ci eravamo già incontrati/e in novembre per discutere dell’organizzazione dei corsi per i 24 cfu, per far presente alcuni punti critici riguardo alle tempistiche e alle informazioni lacunose.
1. È inaccettabile che ci venga richiesto di prenotare la frequenza ai corsi, quando l'operazione del riconoscimento dei crediti già acquisiti non si è ancora conclusa: come possiamo scegliere i corsi senza sapere quanti e quali crediti dobbiamo recuperare?
2. Non è stato possibile visionare i programmi dei corsi con un anticipo congruo, come avviene normalmente con i corsi ordinari.
3. Le fasce orarie e i giorni in cui si svolgeranno le lezioni rendono difficile la frequenza ai/alle molti/e che lavorano, spesso con incarichi precari nella scuola. Nel corso dell’incontro di novembre, Guerra ci aveva invece garantito orari conciliabili (fascia pomeridiana/serale oppure sabato). Un’ ulteriore misura utile pensando a chi lavora sarebbe assicurare la massima disponibilità dei docenti dei corsi a supportare i non frequentanti: fornendo dispense, consigliando buoni manuali, essendo disponibili per domande, chiarimenti ecc.
4. Il lasso di tempo minimo previsto: a. tra la pubblicazione dell'avviso e l'apertura delle prenotazioni (meno di 3 giorni) b. per potersi prenotare ai corsi (meno di 3 giorni) c. tra la chiusura delle prenotazioni e l'inizio delle lezioni (9 ore rispetto alla prima fascia oraria dedicata all'ambito pedagogico), costituisce un problema reale rispetto al diritto degli e delle immatricolati/e ad essere informati/e e a scegliere consapevolmente quali corsi frequentare.
Essere informati per tempo e messi in condizione di frequentare i corsi non solo è un diritto di chi si immatricola all’università, ma è ancora più importante se si pensa che la seconda prova del concorso verterà sugli ambiti dei 24 CFU. Impedire alla gran parte degli iscritti di seguire le lezioni per questioni logistiche può significare creare le premesse per un gran numero di bocciati alla seconda prova, creare delle disparità in partenza. Anche questo ci sembra inaccettabile.
Perché questa fretta e le informazioni lacunose, quando il contesto politico nazionale non fa presagire decreti e bandi imminenti?

24 CFU caos. Università in ritardo sulla valutazione dei crediti già acquisiti, docenti costretti ad iscriversi ai corsi
24 CFU, troppi dubbi e perplessità sull’attivazione dei corsi

20 novembre 2017

24 cfu: perché no

Ecco alcune schede che riassumono le nostre considerazioni sul nuovo percorso di accesso all'insegnamento FIT, che vede nel requisito dei 24 cfu la sua prima attuazione. 
L'obiettivo non è sottrarsi all'iscrizione dei percorsi proposti dalle università
, ma confrontarci e mobilitarci per chiedere con forza diffusa che LA PREPARAZIONE RICHIESTA DAI 24 CFU RIENTRI INTERAMENTE NELLA FORMAZIONE SUCCESSIVA ALL'INGRESSO NEL FIT. 
Per questo siete tutte e tutti invitat* al secondo incontro dell'assemblea aperta dedicata a tutta la questione FIT (tra cui i 24 cfu) sul quale a breve vi aggiorneremo.

1 giugno 2017

Sostegno e inclusione a scuola: intervista al Prof. Ianes

Fra i decreti attuativi della L. 107 licenziati dal Parlamento lo scorso Aprile c'è quello sul sostegno e l'inclusione scolastica.
La riforma prevede nuovi percorsi di formazione che si differenziano a seconda del grado scolastico e che, di fatto, per le scuole medie e superiori, andranno a separare nettamente le carriere di chi sceglierà l'insegnamento delle discipline da quelle di chi si specializzerà sul sostegno. Lo sguardo sulla disabilità introdotto dal decreto è quello bio-psico-sociale dell'ICF: tale sguardo introduce una nuova forma di medicalizzazione nel trattamento delle persone con disabilità a scuola o è un'innovazione da salutare positivamente?
Il Coordinamento Precari-ie Scuola Bologna ne ha parlato con il Prof. Ianes, docente di pedagogia speciale della Libera Università di Bolzano ed esperto in materia di inclusione scolastica. Ianes propone una riforma dei meccanismi dell'inclusione scolastica basata sul concetto di sostegno diffuso. Ma era davvero necessario apportare una rivoluzione sistemica sull'inclusione scolastica o sarebbe stato sufficiente far funzionare un sistema in vigore da decenni ma impossibilitato a funzionare dalla mancanza di risorse?

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