23 marzo 2017

Sciopero. Per quella vecchia idea de esse tutti uguali

"Scuola e lavoro, che temi originali se non per quella vecchia idea de esse tutti uguali", così canta Daniele Silvestri in uno dei pezzi che accompagna la puntata in cui noi di Fuori Ruolo proviamo a raccontare lo sciopero generale della scuola del 17 marzo: le ragioni, lo svolgimento e le reazioni – sindacali, ministeriali e giornalistiche.
Proviamo anche a spiegarvi perchè come Coordinamento abbiamo non solo aderito ma scelto di scendere in piazza e mettere le nostre energie nel pensare e popolare la piazza. Uno sciopero riuscito nei numeri: "si apre un nuovo capitolo nella storia del sindacalismo di base: abbiamo sfatato il vecchio pregiudizio secondo il quale gli scioperi che contano sono solo quelli proclamati da tutte le sigle dei sindacati rappresentativi. Non è così, anche noi siamo in grado di farci sentire" ( parole di Stefano d'Errico, segretario nazionale Unicobas).
Una piazza invece un pò svuotata dalle politiche tese a frazionare la società, la scuola, il precariato e a far sì che ognuno sia concentrato a risolvere le proprie questioni. 'Divide et impera' dicevano i latini e a quanto pare questa politica funziona. Allora sbracciamoci per ricomporre i pezzi e diamo voce a chi sceglie di non restare alla finestra a guardare ma riflettere sulle modifiche in atto nel mondo scolastico e poi parlare, agire.
Rispetto a chi preferisce liquidare uno sciopero nominando solo i disagi che crea, noi preferiamo parlarne..."con solo questa lingua in bocca e se mi tagli pure questa io non mi fermo, scusa, canto pure a bocca chiusa"...e occuparci anche di cosa dicono gli studenti e le studentesse, che come noi docenti vivono la scuola ogni giorno. E a proposito di giovani, Young Folks e la rapper Keny Arkana affiancano Silvestri.

Per non restare a bocca chiusa, continueremo la nostra analisi delle deleghe in via di approvazione: il prossimo giovedì in programma il tema caldo dell'alternanza scuola-lavoro.

16 febbraio 2017

La buona scuola è di tutti/e?

Dove sta andando l’istituzione scolastica? Cosa possiamo valorizzare e cosa dobbiamo cambiare? Ma soprattutto: come vogliamo ripensare la scuola?
Lo abbiamo chiesto a Girolamo De Michele, insegnante e scrittore, autore de “La scuola di tutti”.
Il libro è di sette anni fa, i problemi sono di oggi.
De Michele analizza con noi la situazione italiana e la scuola come istituzione. Partiamo dalle radici delle attuali riforme (la “Buona scuola” e le sue deleghe) e attraversiamo lo stato di salute della scuola italiana (la lettera dei “600”), ragioniamo sugli scenari futuri possibili (temuti o auspicabili) e concludiamo sugli spazi di resistenza all’interno e all’esterno dell’istituzione.
Non vi basta? No? Neanche a noi.
Per questo continueremo a ragionare con Girolamo De Michele al Vag 61 (a Bologna, in via Paolo Fabbri 110) martedì 21 febbraio a partire dalle 18.00.
E al termine dell’incontro: cena di autofinanziamento a cura del C.P.S.

Per ripensare la scuola di tutt*, abbiamo bisogno di tutt*: ci vediamo al Vag!

2 febbraio 2017

La giornata della memoria

A pochi giorni dalla Giornata della memoria, celebrata il 27 gennaio di ogni anno per commemorare le vittime della Shoah, in questa nuova puntata di Fuori ruolo abbiamo provato ad interrogarci sul significato di questa ricorrenza e in particolare sui modi possibili per affrontarla in classe.
Per farlo siamo partiti dalla nostra diretta esperienza di insegnanti, che ogni anno ci vede impegnati a rispettare gli obblighi previsti dagli articoli 1 e 2 della legge n. 211 del 20 luglio 2000 , che regola le finalità e le celebrazioni di questa giornata, assegnando alla scuola il compito primario di garantire la trasmissione della memoria “affinché simili eventi non possano mai più accadere”.
Se ricordare è importante, per evitare di compiere gli stessi errori del passato,  è altrettanto vero, però, che una narrazione retorica di uno degli eventi più tragici della storia non giova alla comprensione dei fenomeni e può quindi rappresentare più un rischio che un’opportunità.
Del resto, sono gli stessi studenti e studentesse, che abbiamo interpellato per l’occasione, a lamentare una certa mancanza di senso pur nel proliferare di iniziative che caratterizzano la celebrazione del giorno della memoria a scuola e che spesso si riducono “alla visione di un film” senza che vi sia stato prima o dopo un approfondimento meditato del tema. Senza nulla togliere alla specificità dell’evento, perché non cogliere allora nel Giorno della memoria non un semplice obbligo istituzionale, ma un’opportunità per guardare all’Europa di oggi chiamata ad affrontare la questione dei migranti o per suggerire un confronto con altri genocidi dimenticati?
Come si fa, dunque, ad aggirare il rischio di proporre attività che si esauriscono in se stesse? C’è chi fra noi preferisce storicizzare e contestualizzare l’evento, e c’è chi invece privilegia la strada dell’attualizzazione, agganciando il giorno della memoria al problema più generale della memoria storica e quindi approfittando della commemorazione come di un’occasione per riflettere su altre storie di deportazione o di segregazione più o meno recenti.
Indipendentemente dall’approccio utilizzato, che può essere diverso a seconda del tipo di classe e di altri fattori legati al contesto, abbiamo maturato l’idea che, invece di celebrare giornate rituali a cadenza annuale, sarebbe più opportuno  promuovere durante tutto l’anno buone pratiche in classe che favoriscano la partecipazione attiva degli alunni, il dialogo e il confronto con i reali problemi di oggi.
Un’altra narrazione forse è possibile.


26 gennaio 2017

Bye Bye bulli!

Questa settimana Fuori ruolo, a cura del Coordinamento delle precarie e dei precari della scuola di Bologna, è tutto dedicato al tema dell'educazione di genere nelle scuole, sulla scia di alcune vicende che abbiamo seguito da vicino in queste settimane e in previsione della tappa bolognese del percorso nazionale “Non una di meno”, che il 4 e il 5 febbraio radunerà sotto le Torri centri anti violenza, associazioni e collettivi per la scrittura di un piano femminista contro la violenza sulle donne.
L'educazione di genere è prevista dal comma 16 della Buona Scuola, laddove è scritto che l'offerta formativa deve assicurare “l'attuazione dei principi di pari opportunità, promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l'educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni”.
In attesa della pubblicazione delle Linee guida relative all'applicazione di questo comma, ancora ferme a viale Trastevere probabilmente a causa della pressione di alcune associazioni conservatrici, all'interno dell'offerta formativa di molte scuole, in tutta Italia, vengono promossi dei percorsi di educazione di genere, attraverso attività, specifiche, laboratori o spettacoli teatrali.
Tra questi, è balzato agli onori delle cronache in queste settimane lo spettacolo Fa'afafine, di Giuliano Scarpinato, che andrà in scena anche nella nostra regione, il 30 gennaio a Ravenna e il 31 a Castello d'Argile (Bo). Abbiamo intervistato Scarpinato per illustrarci lo spettacolo e chiedere un parere sul polverone che attorno ad esso si è sollevato nelle ultime settimane. Contro la rappresentazione della pièce, riservata a bambini e bambine di quarta e quinta elementare, si sono infatti schierati, in maniera più o meno determinata e violenta, associazioni di genitori e movimenti politici di destra e ultradestra, trovando talvolta sponda in alcuni Dirigenti scolastici.
L'altra ospite della puntata è Melina Castellano, appartenente all'associazione Frame  e anima del progetto Bye bye bulli , che si propone di combattere il bullismo omofobo nelle scuole. Melina ha raccontato ai nostri microfoni come vengono costruite le attività didattiche e quale ricezione ottengono presso gli alunni e gli insegnanti.