21 settembre 2017
8 giugno 2017
Il privato… è pubblico?
A partire dalla legge 62/2000 le scuole private hanno trovato una classificazione. La legge distingue tra scuole paritarie e scuole non paritarie: entrambe le tipologie di istituti assolvono all’obbligo di istruzione, ma si differenziano per la possibilità o meno di rilasciare titoli di studio con valore legale. Tutti gli altri istituti didattici, come ad esempio i centri linguistici o quelli di recupero anni, come disposto dalla legge 27/2006, non rientrano negli elenchi regionali e non possono essere definiti “scuole”.
Di conseguenza tutti gli allievi/e che frequentano scuole non paritarie o altri istituti non riconosciuti dallo stato devono rivolgersi alla scuola statale o ad una paritaria per ottenere i titoli di idoneità e di maturità.
La legge 62/2000 motiva il riconoscimento delle scuole paritarie in virtù del “principio costituzionale della libertà di educazione” che però prevede che esso si svolga “senza oneri per lo stato”. Ma è veramente così?
No. Lo stato stanzia dei finanziamenti per le paritarie e la tendenza è quella di aumentarli sempre di più: vedi il bilancio del 2017.
No. Libertà sì, ma una libertà legata all’identità della scuola prescelta, non una che tuteli la pluralità di identità garantita invece dalla scuola statale. E se la differenza è una ricchezza, nonché la condizione necessaria nella società contemporanea…
Parlando di finanziamenti, dato che Bologna è sempre il primo specchio della tendenza nazionale, poco dopo l’approvazione della riforma zero-sei sono stati stanziati 150 milioni… per l’ennesima volta in barba al referendum cittadino del 2013. Oltre ad essere un onere per lo stato, l’iscrizione alle scuole private necessita di una famiglia facoltosa alle spalle: libertà sì, ma solo se hai i soldi dunque.
E i docenti e le docenti in tutto ciò? Di questi soldi nelle loro tasche arriva ben poco, talvolta proprio nulla. Storie di docenti trasferitisi al Nord dopo aver lavorato solo per la gloria e per il punteggio (i famosi 12 punti nelle graduatorie di istituto) ne abbiamo tante. Che poi si tratta di una gloria relativa, dato che spesso all’interno di queste scuole il ruolo del docente è fortemente denigrato, spesso anche dagli studenti stessi.
Quindi il privato è veramente sinonimo di qualità? A voi l’ardua sentenza.
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1 giugno 2017
Sostegno e inclusione a scuola: intervista al Prof. Ianes
Fra i decreti attuativi della L. 107 licenziati dal Parlamento lo scorso Aprile c'è quello sul sostegno e l'inclusione scolastica.
La riforma prevede nuovi percorsi di formazione che si differenziano a seconda del grado scolastico e che, di fatto, per le scuole medie e superiori, andranno a separare nettamente le carriere di chi sceglierà l'insegnamento delle discipline da quelle di chi si specializzerà sul sostegno. Lo sguardo sulla disabilità introdotto dal decreto è quello bio-psico-sociale dell'ICF: tale sguardo introduce una nuova forma di medicalizzazione nel trattamento delle persone con disabilità a scuola o è un'innovazione da salutare positivamente?
Il Coordinamento Precari-ie Scuola Bologna ne ha parlato con il Prof. Ianes, docente di pedagogia speciale della Libera Università di Bolzano ed esperto in materia di inclusione scolastica. Ianes propone una riforma dei meccanismi dell'inclusione scolastica basata sul concetto di sostegno diffuso. Ma era davvero necessario apportare una rivoluzione sistemica sull'inclusione scolastica o sarebbe stato sufficiente far funzionare un sistema in vigore da decenni ma impossibilitato a funzionare dalla mancanza di risorse?
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docenti sostegno,
Legge 107/2015,
percorso FIT
25 maggio 2017
Altri precariati a scuola
Non solo gli insegnanti supplenti insomma, ma anche educatori ed educatrici, insegnanti di italiano L2, lettori: un “altro precariato”, non direttamente dipendente dal MIUR, che lavora sotto varie forme contrattuali con “tanti padroni” (le scuole stesse, i comuni, e perché no le famiglie..) che però garantisce servizi fondamentali alla didattica e all'educazione.
Fuori Ruolo, la voce del Coordinamento Precari e precarie, tenta oggi una prima mappatura di questo precariato troppo spesso sommerso e invisibile, con una puntata ricca di interviste.
Dallo studio, Laura ci ha parlato della situazione delle insegnanti di italiano come lingua seconda nei Centri Provinciali di Istruzione per Adulti, dove si presta servizio come lavoratori autonomi su progetti finanziati dal fondo europeo FAMI. Sempre Laura ci ha poi ricordato che anche nelle scuole elementari e medie le insegnanti di italiano L2 lavorano a progetto, con l’intermediazione di cooperative che vincono bandi e spesso trattengono buona parte dei fondi stanziati dalle scuole per le ore di docenza.
Abbiamo poi sentito Cedric, lettore di francese, anche lui lavoratore autonomo su progetto, che ci ha raccontato della difficoltà di trovare ogni anno le scuole dove lavorare e della necessità, a suo avviso, di un progetto più organico sulle lingue straniere.
Infine, abbiamo sentito Marco delegato degli educatori scolastici di USB, che ci ha parlato dello sciopero degli educatori ed educatrici scolastiche dell’8 maggio scorso e dei problemi della nuova gara d’appalto comunale per i servizi scolastici. C'è una prospettiva di lotta comune fra insegnanti e le altre figure del mondo della scuola colpite dalla precarietà, ci siamo chiesti con Marco? Occorre superare degli steccati e delle reciproche diffidenze, capendo che è la salute della scuola pubblica ad essere al centro delle varie battaglie.
Infine per approfondire un suggerimento di lettura: pur affrontando tutto il mondo del lavoro degli educatori e quindi non solo dei servizi scolastici dei buoni spunti di riflessione si possono trovare nel libro a cura di Renato Curcio, La rivolta del riso. Le frontiere del lavoro nelle imprese sociali tra pratiche di controllo e conflitti biopolitici, Sensibili alle foglie, 2012.
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18 maggio 2017
L'Invalsi ai tempi della legge 107
A partire da questa settimana tornano nelle nostre classi le prove Invalsi e il Coordinamento delle precarie e dei precari della scuola di Bologna ha deciso di dedicare la puntata odierna di Fuori Ruolo ai famigerati test che compiono il loro dodicesimo anno di vita.
Queste prove sono state fin dalla loro creazione protagoniste di un sentito dibattito all'interno del mondo della scuola, che si è domandato quale sia la loro reale funzione, se migliorino il sistema d'istruzione e quali abilità siano in grado di rilevare. I nostri studenti del primo ciclo hanno avuto già ieri modo di confrontarsi con questa discussa prova che sarà destinata ad accompagnarli fino alla soglia della Maturità, poiché la recente delega sulla valutazione prevede la somministrazione di un test Invalsi anche durante il quinto anno. Agli studenti delle superiori le prove verranno, invece, somministrare martedì 9 maggio, tra le proteste di parte del corpo docente e degli stessi allievi.
Questa puntata prende numerosi spunti di riflessione dall'interessante Convegno nazionale di formazione L'Invalsi ai tempi della legge 107, svoltosi martedì 2 maggio presso l'Istituto Aldini Valeriani di Bologna, al quale abbiamo partecipato sia come singoli docenti interessati alla questione sia come Coordinamento Precari/e con la relazione L'Invalsi nella formazione dei “nuovi” docenti tenuta da Fabrizio Crasta. Gli interventi sono stati numerosi e differenti tra loro, alcuni incentrati sulla normativa altri sulle modalità attraverso le quali si può tentare di smontare il modello di pensiero unico incarnato dall'Invalsi grazie ad una riflessione sulle prove compiuta insieme con i nostri studenti.
Riportiamo nella puntata odierna due brevi interviste alla maestra Barbara Bertani di Reggio Emilia e al professor Matteo Vescovi che ci raccontano le loro esperienze didattiche soffermandosi sulle modalità attraverso le quali svolgono ogni anno un'azione contrastiva nei confronti della banalizzazione dei saperi sottesa alla concezione omologante propria dell'Invalsi.
Sulla base dei differenti input raccolti e della nostra diretta esperienza didattica, evidenziamo nella puntata gli aspetti maggiormente critici di questa tipologia di prova, soprattutto per quel che concerne la prova di italiano. Le prove Invalsi appaiono, ai nostri occhi, un addestramento al pensiero unico attraverso un'interpretazione univoca dei testi la cui ricchezza viene banalizzata. La complessità, infatti, non è presente in queste prove e noi docenti ci domandiamo come sia possibile valutare competenze – per loro definizione appunto complesse – attraverso prove tendenti alla semplificazione. Inoltre, rileviamo una contraddizione tra l'enfasi che le direttive ministeriali pongono sulla personalizzazione dei percorsi didattici e la necessità di valutare gli apprendimenti con una prova comune. Infine, sottolineiamo come le prove siano strutturate in maniera “classista”: il tenore delle discussioni in famiglia e il lessico utilizzato in casa influenzano enormemente i risultati dei nostri studenti nella prova di italiano. I dati ci dicono, infatti, che sono rarissimi gli studenti non provenienti da un ambiente domestico italofono a riuscire a raggiungere risultati soddisfacenti in queste prove.
Riteniamo che ogni docente dovrebbe porsi questa domanda: ritengo che le prove Invalsi migliorino la mia didattica? Analogamente studenti e studentesse dovrebbero chiedersi se questo addestramento abbia risultati positivi sul loro apprendimenti. Alla luce della nostra esperienza didattica e delle riflessioni pedagogiche sul tema, le docenti e i docenti del Coordinamento sono concordi nel rispondere con un fermo “no”.
Il coordinamento precari-ie vi dà appuntamento come sempre alle 13.30 del giovedì di radiocittàfujiko.
Per approfondire:
Nel 2013 è stato pubblicato dal Centro Studi Scuola Pubblica e Cobas il volume I test Invalsi. Contributi ad una lettura critica, ad oggi l'unica riflessione critica uscita in forma documentata e articolata. Il volume è consultabile a questo link:
Pur essendo di due anni fa, consigliamo la lettura di questo articolo di Silvia Di Fresco, docente della scuola secondaria di secondo grado, che inquadra ed analizza in maniera dettagliata la questione Invalsi-neoliberismo-riforma della scuola
Pratiche di disobbedienza didattica e di disinnesco del modello Invalsi alla scuola primaria: l'articolo di Gianluca Gabrielli riprende alcuni spunti emersi nel bell'intervento al convegno del 2 maggio.
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