27 gennaio 2019

Comunicato con considerazioni sulla riforma del reclutamento del personale docente


Al Ministro della Pubblica Istruzione Marco Bussetti

Oggetto: considerazioni critiche sulla riforma del reclutamento del personale docente della scuola secondaria contenute nella Legge di Bilancio 2019

Come quelli che l’hanno preceduto, anche il governo attualmente in carica non ha mancato l’occasione di intervenire sulla riforma del reclutamento docenti: la legge di Bilancio 2019, in particolare nell’art.1 dai commi 792 al 795, contiene infatti importanti modifiche alla legge 107/2015 (la cosiddetta Buona Scuola), con riferimento specifico al D.Lgs. 59/2017.
È dalla primavera del 2014 che non esiste un percorso che porti a un’assunzione a tempo indeterminato per i docenti della scuola secondaria e ciò è aggravato dalla constatazione che modifiche così significative non siano state oggetto di una discussione peculiare, ma vengano pensate all’interno della programmazione economica per l’anno appena iniziato.
Ciò è indice del fatto che, ancora una volta, una riforma dell’istruzione è veicolata da aspetti puramente economici denotando, al netto delle retoriche, la mancanza da parte del presente governo di una visione ampia della scuola e dell’educazione.
Tagliare sulla scuola è una scelta e non una necessità.

Nella legge di Bilancio si continua a non affrontare la questione fondamentale e trasversale della stabilizzazione del precariato della scuola italiana, che può avvenire soltanto trasformando l’organico di fatto in organico di diritto. Ancora una volta si dà credito alla visione secondo la quale un docente a tempo determinato costa meno; di conseguenza conviene allo Stato mantenere quanto più possibile una rilevante sacca di precariato.
Di seguito alcune considerazioni in merito ad alcuni aspetti della riforma.

• I docenti precari che hanno maturato tre anni di servizio
Entrando nel merito, risultano degradati più delle altre categorie i precari e le precarie con tre anni di servizio.
Risultava già inaccettabile che il concorso previsto dalla legge 107 fosse selettivo. Adesso la situazione ci sembra oltremodo peggiorativa: attualmente si prevede infatti la sostituzione di un percorso riservato con una procedura di inserimento progressivo dei docenti precari, riservata tuttavia soltanto a una percentuale minima di posti (il 10%) e prevista unicamente per la prima sessione.
Sia la “Buona Scuola” che l’attuale legge di Bilancio non tengono in considerazione la normativa europea 70/1999, secondo la quale dopo tre anni di servizio i lavoratori precari hanno diritto a essere assunti a tempo indeterminato.
Inoltre, ulteriore novità rispetto alla legge 107/2015, dopo la prima tornata concorsuale anche coloro che avranno maturato tre anni di servizio dovranno, al pari di tutti gli altri, possedere i 24 cfu come prerequisito per accedere al concorso.

• Prerequisiti di accesso al concorso
Nonostante i proclami settembrini, il prerequisito del possesso dei 24 cfu nelle discipline antropo-psico-pedagogiche e nelle metodologie didattiche rimane ed è rafforzato: esso infatti sarà necessario per ogni partecipante al concorso e dal secondo ciclo anche per coloro che sono in possesso dei tre anni di servizio.
Ci avevano illuso che l’acquisizione di tali crediti non fosse necessaria, da come si era evinto da una sua intervista, ministro Bussetti, a Repubblica Tv del 12 settembre 2018. Inoltre da mesi le università statali hanno ridotto o chiuso totalmente le procedure di riconoscimento e acquisizione.
Per quanto l'attuale governo si continui a presentare come quello del cambiamento, ha tuttavia confermato la tangente dei 24 cfu pagata da aspiranti e fiduciosi docenti, forse come indennizzo per le università a cui molto altro è stato tagliato?

• Prove d’accesso
Riguardo tale tematica, un forte peggioramento riscontrato è dato dal nuovo limite posto agli aspiranti rispetto alle prove d’accesso: sarà possibile sostenere le prove per un’unica classe di concorso per ordine di scuola. La modifica della legge di Bilancio non tiene conto della riforma delle classi di concorso del 2016 (D.P.R. 19/2016), la quale prevede che la maggior parte dei titoli di laurea si colleghino a più classi di concorso; la nuova norma calpesta quindi il diritto degli aspiranti a partecipare a tutti i concorsi ai quali hanno diritto perché in possesso dei requisiti.
ll diritto a poter concorrere per tutte le classi di concorso per cui ci si è formati viene leso con la motivazione che ciò «comporta una riduzione del costo della procedura concorsuale» (commi 792 e 794 dell’articolo 1 della legge di Bilancio). In un documento in cui ogni intervento appare sostenuto solo da ragioni economiche, anche questa “innovazione” risponde alla medesima filosofia, cioè il risparmio.
Quest’ottica è inaccettabile, considerando il peso che ha la scuola per la crescita socioeconomica del Paese.

• In caso di superamento delle prove
Secondo quanto previsto, i vincitori accederanno all’anno di prova, ma non verrà stilata una graduatoria di idonei non vincitori. Coloro che supereranno le prove, che quindi avranno ottenuto l’abilitazione, ma non avranno vinto un posto, che posizione andranno ad occupare?
È assurdo che non si garantisca un percorso verso l’assunzione per chi ha già dimostrato di avere i requisiti necessari.

• La formazione
Essa è un aspetto pressoché assente nella riforma. Pur continuando a nominare il percorso di reclutamento come “formativo”, non si fa mai nemmeno cenno a nessun tipo di formazione per i docenti che hanno superato il concorso. L’unico aspetto che abbiamo sempre riconosciuto di positivo alla legge 107 era il fatto che prevedesse, dopo la selezione, un percorso di formazione pagata dallo Stato, pur essendo economicamente assolutamente insufficiente. Il decreto attuale segnala solo i tagli, ma non dà risposte su eventuali modalità e processi formativi.
E quali sono le ragioni dell’assenza di un adeguato percorso di formazione?

• L’anno di prova e la titolarità
Si ritiene senza dubbio positivo che dopo l’anno di prova, per il quale è stata ripristinata la possibilità di ripeterlo una seconda volta, si ottenga una titolarità non più su ambito, ma su scuola. Tuttavia non si condivide l’imposizione di un vincolo di quattro anni rispetto alla scuola ottenuta: si crede infatti che tale elemento non solo leda la libertà dei lavoratori e delle lavoratrici, ma non abbia anche alcuna utilità nei fatti, dato che le modalità di trasferimento all’interno del sistema statale sono già regolamentate.
Si afferma che la mobilità dei docenti infici la continuità didattica, dimenticandosi che il fattore principale della mancanza di continuità è il precariato.

• Il sostegno
La trasformazione del percorso di reclutamento basata su ragioni economiche non lascia spazio a un discorso importante e complesso quale la formazione degli insegnanti di sostegno, per cui ci attendiamo un provvedimento chiarificatore in tal senso.
Non si può non ribadire che senza un aumento cospicuo dell’organico di diritto, l’esigenza di garantire un adeguato supporto ai soggetti più fragili non può essere colmata.
Riproporre un percorso di formazione specializzato per gli insegnanti di sostegno può essere di sicuro un aspetto positivo. Tuttavia occorrerebbe pensare a un canale privilegiato per coloro che hanno già ricoperto un incarico nei precedenti anni, considerando l’attuale carenza di organico.
L’altissimo numero di precari che ricoprono posti sul sostegno richiede una pronta risposta in merito alla formazione e all’assunzione di personale docente specializzato.

In sintesi chiediamo:
Una regolarizzazione dei precari che abbiano maturato tre anni di servizio attraverso un concorso riservato non selettivo e che tale diritto sia garantito in maniera continuativa fino alla stabilizzazione di tutti i precari della scuola. Pertanto rivendichiamo che le graduatorie d’istituto di III fascia si trasformino in graduatorie provinciali con l’eliminazione del limite delle 20 scuole e che, una volta maturati tre anni di servizio, si possa accedere al ruolo (sul modello delle attuali Graduatorie ad esaurimento).
Una risposta ai precari va data.

Coordinamento dei precari e delle precarie della scuola di Bologna

16 luglio 2018

NASpI subito



A quasi due settimane dall’incontro del Coordinamento Precari/ie con l’INPS di Bologna, torniamo a denunciare la situazione dei/delle docenti che, dopo una supplenza a scuola, si sono visti negare il sussidio di disoccupazione (NASPI) al quale avrebbero diritto. Il motivo? Il Ministero delle Finanze non ha ancora trasmesso comunicazione dei contributi previdenziali all’INPS. 
La settimana scorsa, abbiamo ottenuto dall’INPS di Bologna una procedura più semplice per gestire le domande di NASPI provenienti dai docenti precari: una procedura che tiene in sospeso le domande, in attesa dell’aggiornamento della situazione contributiva dei docenti, ma che non garantisce l’erogazione immediata del sussidio. Intanto, il servizio Noi-PA e la Ragioneria territoriale dello Stato continuano a rimpallare la responsabilità sull’INPS, che a sua volta ribadisce di non potere (o volere?) versare la NASPI senza la trasmissione per via telematica dei contributi. 

L'INPS aveva dichiarato nelle scorse settimane che sarebbe stata diramata una circolare a tutti gli uffici periferici affinché, in caso di dubbi sulle singole domande NASPI, venisse accettata la documentazione presentata dai lavoratori (contratto e cedolini). Attualmente gli uffici territoriali non sembrano aver recepito o ricevuto tale circolare interna.

In tutto questo, l’Ufficio Scolastico, che rappresenta sul territorio il nostro datore di lavoro, rimane in silenzio. Abbiamo chiesto più volte un incontro al Direttore dell’Ufficio scolastico regionale, dott. Versari, senza ricevere risposta. 

Per questo saremo in presidio mercoledì 18 luglio a partire dalle ore 9 sotto la sede dell’Ufficio Scolastico Regionale in via dei Castagnoli 1. 

Chiediamo a Versari di incontrarci e darci delle risposte rispetto a questa grave situazione.
Le lungaggini burocratiche o i problemi tecnici nelle comunicazioni tra uffici pubblici non possono privarci dei nostri diritti. Gli Uffici Scolastici Provinciale e Regionale si adoperino perché il MEF sblocchi subito la situazione e perché l’INPS versi la NASPI a chi ne ha diritto, in tempi brevi.

Cobas Scuola Bologna, Coordinamento Precari/ie Scuola Bologna, USB Scuola Bologna

5 luglio 2018

UN PRIMO PASSO AVANTI PER LA NASPI DEI/DELLE SUPPLENTI

La nostra mobilitazione dal basso di stamattina porta ad una prima risposta da parte dell'INPS!
Non deleghiamo e non ci fermiamo, #naspisubito
UN PRIMO PASSO AVANTI PER LA NASPI DEI/DELLE SUPPLENTI

Oggi abbiamo tenuto un’azione comunicativa sotto la sede dell’INPS di Bologna per denunciare il problema, finora rimasto sotto silenzio, dei contributi previdenziali “spariti” e della NASPI rifiutata per i precari e le precarie della scuola. Grazie alla nostra mobilitazione, abbiamo ottenuto una prima risposta dalla Direzione Provinciale dell’INPS di Bologna. Siamo infatti riuscite ad incontrare la Direttrice Emanuela Zambataro e il suo staff.

L’INPS ci ha confermato che i contributi sono stati versati, ma che è mancata da parte del Ministero dell’Economia e delle Finanze la trasmissione di una comunicazione che permetta di “agganciare” questi fondi ai codici fiscali dei singoli lavoratori.
Accogliendo le nostre istanze, l’ufficio di Bologna ha trovato una provvisoria soluzione per gestire le domande di NASPI provenienti dai precari e dalle precarie della scuola:
• Per chi lavora a scuola da poco tempo e, dai dati che risultano nell’”estratto conto contributivo” (area riservata del sito INPS), non ha contributi sufficienti per l’erogazione della NASPI:
La domanda di NASPI verrà comunque accolta, con una liquidazione provvisoria di un giorno; l’INPS provvederà al riesame d’ufficio delle domande, man mano che i contributi verranno trasmessi dal MEF.
• Per chi ha già visto la sua domanda respinta:
La domanda verrà di nuovo esaminata e accolta, come sopra.
• Per chi già visualizza una parte dei contributi sufficiente, anche se non tutti quelli dovuti fino a giugno:
La prestazione verrà erogata, per il momento sulla base dei contributi già trasmessi; si procederà, anche in questo caso, al riesame d’ufficio man mano che i contributi del periodo gennaio- giugno verranno trasmessi.
Oggi, grazie alla nostra mobilitazione come Coordinamento Precari/ie, abbiamo ottenuto un primo passo in avanti, perché le domande di NASPI dei/delle supplenti non verranno più rifiutate e viene predisposta una modalità chiara per gestire le domande. “Riesame d’ufficio” vuol dire che i docenti non dovranno, come invece si prospettava, occuparsi di presentare il riesame ogni volta che i contributi verranno aggiornati. Il riesame avverrà in modo automatico.
Adesso però non ci fermiamo. Chiediamo agli Uffici Scolastici Provinciali di Bologna e Modena e all’Ufficio Scolastico Regionale, che rappresentano il nostro datore di lavoro sul territorio, di adoperarsi perché il MEF sblocchi al più presto la situazione. Rinnoviamo la richiesta di incontrare il Dirigente dell’USR Versari per avere risposte in merito.
Nessun problema informatico o di comunicazione tra enti deve privare i lavoratori e le lavoratrici dei propri diritti.
NASPI subito per i precari e le precarie della scuola!

Report dell’ incontro con la dirigente dell’USP di Modena Silvia Menabue del 5/7/2018


Convocazioni unitarie per l’a.s. 2018/19.
Non dare nulla per scontato e pensare tutto come migliorabile.
Report dell’ incontro con la dirigente dell’USP di Modena Silvia Menabue e considerazioni in merito.
Giovedì 5 luglio abbiamo incontrato la dirigente dell’USP di Modena Silvia Menabue e la funzionaria Maria Teresa Figliomeni, che si occupa della questione delle convocazioni da Graduatorie d’Istituto.
Hanno ribadito la volontà di riproporre la modalità del ‘tavolone unico’ per il prossimo anno scolastico, sostenendone la bontà e affermando di aver combattuto contro certe resistenze e contro il tempo per adottarlo come strumento di convocazione.
Abbiamo consegnato loro il nostro comunicato che metteva in luce i punti critici rilevati lo scorso anno e conteneva delle proposte migliorative in base alla nostra esperienza di docenti precari/ie.
Rispetto alle criticità sollevate hanno affermato di condividere la nostra linea e che l’esigenza nonché la volontà di seguire il cronogramma dato e di far iniziare l’anno scolastico in tempo sono stati i fattori che hanno prodotto le falle rilevate.
In particolare:
1. Il mancato avviso via mail alle e agli aspiranti docenti è stato causato da un problema a livello centrale: il blocco del sistema ‘Vivifacile’, che dovrebbe “migliorare l’efficienza operativa interna delle amministrazioni” e il cui mancato funzionamento, invece, ha avuto come conseguenza che molte/i aspiranti docenti non venissero a conoscenza delle convocazioni. La funzionaria nostra interlocutrice ha affermato che, se gli stessi problemi dovessero ripresentarsi a settembre 2018, la volontà è quella di far saltare tutto il meccanismo.
2. Hanno accettato la proposta di mettere a disposizione, prima delle convocazioni sul sito dell’USP e durante le stesse mediante proiezione o affissione in bacheche, una lista completa di tutte le cattedre e gli spezzoni orari disponibili fino al momento della pubblicazione.
3. Alla richiesta di convocare tutta la III fascia hanno opposto problemi di gestione dei grandi numeri; problemi che sarebbero però risolvibili avendo il tempo necessario per convocare a spezzoni le graduatorie.
4. Alla richiesta di utilizzare anche per i posti su sostegno la convocazione unitaria, hanno risposto che essa risulta difficilmente praticabile perché trattasi di graduatorie incrociate e divise per ambiti; tuttavia, anche per questo punto, la soluzione risiede nella messa a punto di un applicativo informatico dedicato, che necessita soltanto di una volontà politica che spinga in questa direzione.
5. Come per il sostegno, anche la convocazione unitaria per Infanzia e Primaria risulta difficilmente praticabile per la mancanza di un applicativo informatico che riesca a gestire docenti iscritti alle graduatori d’istituto con o senza riserva.
6. Alla nostra richiesta che sia l’USP a prendere totalmente in carico la questione, ci è stato garantito che l’impegno profuso lo scorso anno e quello messo in campo per il prossimo è stato massimo e che, se le convocazioni a Modena si sono svolte e si sono svolte in tempo per fare iniziare l’anno quasi in regola, lo si deve alla volontà della Dirigenza dell’USP provinciale che ha dovuto affrontare la resistenza di più soggetti - alcuni ambiti territoriali e Dirigenti scolastici; quei sindacati con cui si è seduta ai tavoli – e degli ostacoli concreti - la mole di lavoro chi gli Uffici devono affrontare ogni estate e che l’anno scorso è stata particolarmente gravosa; la mancanza di una formalizzazione di tale modalità che lascia agli USP la responsabilità di svolgere operazioni che non sono di loro competenza, dal punto di vista legislativo.
Ribadiamo che le convocazioni unitarie ci sembrano lo strumento più giusto per l’assegnazione delle supplenze e che esse rendono dignità e diritti in questa occasione ai/alle docenti, ma anche alle classi e alle scuole in toto.
Quali le nostri considerazioni?
• E’ ancora più chiaro, dopo tale incontro, quanto la scelta di utilizzare il metodo delle convocazioni unitarie sia frutto di una volontà politica che necessita di essere formalizzata per diventare prassi generale e sottrarsi alla discrezionalità degli uffici e dei soggetti in ballo. Bisogna chiedere agli Uffici Scolastici Regionali di assumersi delle responsabilità a livello formale, che permettano agli Uffici territoriali di lavorare liberamente e nel migliore dei modi, e al Ministero di intervenire affinché tale prassi diventi quella ufficiale.
• Ancora una volta, ci scontriamo con una burocrazia che trova nell’informatizzazione (non adeguata) un ostacolo (se non una giustificazione) invece che un aiuto. Parallelamente siamo bombardati da una propaganda centrale e periferica che inneggia all’onnipotenza del digitale e che bacchetta chi vede in esso un possibile aiuto e strumento a disposizione più che una soluzione a tutti i mali della scuola. Prima di imporci l’utilizzo dei cellulari in classe perché strumento didattico imprescindibile, ci si potrebbe concentrare sull’implementazione degli strumenti informatici che servono all’amministrazione per gestire al meglio situazioni come la suddetta.
• Una gestione corretta e adeguata nei tempi delle operazioni relative alle convocazioni non può prescindere dall’affrontare un problema fondamentale: l’adeguamento dell’organico del personale amministrativo che negli anni è diventato sempre più precario e sottonumerario, rivelandosi una categoria ancora più bistrattata rispetto a quella docente.
• Lampante infine la constatazione che la gestione delle convocazioni risulta tanto difficoltosa per una questione alla base: l’elevatissimo numero di precari/ie derivante dal mancato adeguamento dell’ organico di diritto al reale fabbisogno dell’istituzione scuola.
Che fare?
Impegnarsi in prima persona per far valere i propri diritti, che passano anche dalla gestione di questi momenti importanti come l’assegnazione delle supplenze, è fondamentale per evitare che sulle nostre spalle si giochino interessi che nulla hanno a che fare con le nostre esistenze e per opporsi a visioni che non sono frutto di esperienze dirette della scuola e della vita precaria.
Bisogna continuare a monitorare la questione e non delegare ad altri ciò che ci riguarda. Bisogna soprattutto esserci, in carne ed ossa e non solo dietro a uno schermo.
Coordinamento Precari/ie Scuola Modena

23 giugno 2018

24 cfu: preparati a cosa? Retorica e pratica del prerequisito ingiusto.

24 cfu: preparati a cosa? Retorica e pratica del prerequisito ingiusto.


In altri Atenei si organizzano già da mesi, e anche ieri a Bologna si è conclusa la prima tornata degli appelli per il recupero dei 24 cfu necessari all'accesso al concorso che disciplinerà a sua volta l'accesso al percorso FIT. Tra antropologia, psicologia, pedagogia e metodologie didattiche, le aule di via della Beverara hanno "accolto" centinaia e centinaia di possibili fittini (una media di 80 per aula, su almeno 5 aule), con desk di accettazione, griglie nominali per le risposte che verranno corrette da un lettore ottico, pennarelli neri "non manomissibili", un personale di sorveglianza particolarmente severo. Si insiste sulla rigidità e sul rispetto di un protocollo che certifichi la serietà della prova per sopperire all’evidente difficoltà nel gestire un altissimo numero di partecipanti e l’insicurezza di una preparazione messa su alla meglio in pochi mesi. Già, perché quasi tutti gli aspiranti docenti (circa 9000 hanno chiesto riconoscimento solo a Bologna) si sono dovuti in fretta e furia adeguare a questo requisito, posto meno di un anno fa, come retroattiva condizione di partecipazione al futuro concorso. Requisiti su cui abbiamo già espresso la nostra contrarietà in quanto iniqui, onerosi e a carattere retroattivi e che, ricordiamo, saranno successivamente oggetti e contenuti di una lunga e sottopagata formazione triennale. L'appalto della creazione dei questionari, o test oggettivi di profitto, a una società esterna non fa che confermare il carattere nozionistico, mnemonico, a-critico e a-problematico della formazione che il Miur, e in questo caso l'Unibo, pare abbiano intenzione di offrirci e che ci stanno già offrendo, ma sarebbe forse meglio dire a cui ci stanno sottoponendo. Lo diciamo da mesi: non siamo state soddisfatte del modo in cui l'Unibo ha organizzato la fase di riconoscimento dei crediti pregressi, della discrezionalità e della totale assenza di trasparenza che l'ha caratterizzata; non ci è piaciuto il modo in cui sono state programmate e successivamente realizzate le lezioni, spesso acritiche, superficiali, ripetitive e improvvisate nei loro contenuti (data l'assenza ancora ad oggi di un decreto che espliciti e chiarifichi le modalità e contenuti della seconda prova concorsuale), non certo degne insomma della "didattica di qualità" di cui ultimamente tanto ci si riempie la bocca sull'onda della retorica della Buona Scuola. Non siamo soddisfatte ora, alla prova degli esami di certificazione di profitto, di prove nozionistiche e riduttive, che nulla hanno a che fare con il tipo di professionalità docente che vogliamo e immaginiamo. Credevamo fosse inutile e sbagliata, oltre che ingiusta, l'obbligatorietà di ulteriori prerequisiti - richiesti oltretutto a persone che spesso già lavorano nel mondo della scuola da precari e da precarie - su discipline e contenuti che saranno oggetto di triennale formazione. Ne abbiamo avuto conferma oggi: se la motivazione profonda dei 24 cfu era la preparazione dei candidati e delle candidate al secondo scritto della futura prova concorsuale, nutriamo veramente molti dubbi sul fatto che questi esami, nozionistici e mnemonici, abbiano adempiuto al loro alto e degno scopo di prepararci alla buona realizzazione di quella "performance".

Ma non è che l'inizio. Buoni esami a tutte e tutti.